Il contesto normativo
Gli attacchi informatici non riguardano più solo le grandi organizzazioni. Ransomware, furto di credenziali, compromissione della posta aziendale e attacchi attraverso i fornitori colpiscono con regolarità le PMI, spesso sfruttando vulnerabilità note da mesi e mai corrette. La domanda che il management deve porsi non è se l’azienda sia attaccabile, ma quanto, da dove e con quali conseguenze.
Le norme hanno preso atto di questa realtà. L’art. 32 del GDPR impone misure di sicurezza adeguate al rischio e indica espressamente, tra quelle da adottare se del caso, una procedura per testare, verificare e valutare regolarmente l’efficacia delle misure tecniche e organizzative. La Direttiva NIS2, recepita con il D.Lgs. 138/2024, chiede ai soggetti essenziali e importanti di adottare misure di gestione dei rischi per la sicurezza informatica e di valutarne l’efficacia (art. 24), con responsabilità dirette degli organi di amministrazione (art. 23). Le specifiche tecniche e le scadenze sono fissate dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN), che vigila sull’attuazione.
La ISO/IEC 27001:2022 include tra i suoi controlli la gestione delle vulnerabilità tecniche (A.8.8) e i test di sicurezza in sviluppo e collaudo (A.8.29), da riesaminare nel monitoraggio periodico del sistema. Nel settore finanziario il Regolamento DORA introduce un programma periodico di test di resilienza operativa digitale.
Il nostro approccio
Un test di sicurezza vale quanto la sua preparazione. Per questo la prima fase è sempre la definizione del perimetro: capiamo con l’azienda quali sistemi contano davvero per il business, quali dati vanno protetti, quali attività non possono fermarsi. Da qui derivano l’ampiezza delle verifiche, la tipologia di test e le regole di ingaggio, formalizzate in un’autorizzazione scritta e coperte da un accordo di riservatezza.
Distinguiamo con chiarezza i due strumenti. Il vulnerability assessment è una fotografia ampia e ripetibile: scansione sistematica, verifica manuale dei risultati, classificazione con CVSS. Il penetration test è un’indagine in profondità: sfruttamento controllato delle vulnerabilità per misurare le conseguenze effettive di un attacco, con approccio black, grey o white box in base a quanto sappiamo dei sistemi in partenza. Seguiamo metodologie riconosciute (PTES, NIST SP 800-115, OSSTMM) e, per le applicazioni, gli standard OWASP.
Oltre agli ambiti descritti sopra, quando il contesto lo richiede, estendiamo le verifiche agli ambienti OT e IoT e, per le organizzazioni più mature, a esercizi di red team che mettono alla prova l’intera capacità di rilevazione e risposta. Il lavoro non finisce con il report: il retest e l’affiancamento nella correzione fanno parte del percorso.
Cosa distingue il nostro servizio
- Due livelli di lettura: un report esecutivo che il management può leggere e usare per decidere, un report tecnico con indicazioni che l’IT può eseguire senza ambiguità.
- Integrazione con la compliance: colleghiamo i risultati dei test agli adempimenti GDPR, NIS2 e ISO/IEC 27001, così che un’unica attività risponda a più obblighi e lasci evidenze utilizzabili in audit e certificazioni.
- Risultati verificati a mano: le vulnerabilità segnalate dagli strumenti automatici vengono confermate manualmente, ripulite dai falsi positivi e documentate con proof of concept e punteggio CVSS.
- Affiancamento fino alla chiusura: non ci fermiamo all’elenco dei problemi, ma restiamo al fianco dei tecnici fino a quando le vulnerabilità non sono corrette e verificate.